La premessa necessaria a qualsiasi dialettica costruttiva tra sport e arti marziali è la comprensione del fatto che si tratta di due concetti distinti ma tutt’altro che inconciliabili. Nel mondo di oggi la pratica sportiva è un mezzo utilissimo per lo sviluppo umano e fisico del praticante, per la integrazione sociale e per la crescita mediante il confronto.
Ciò che qui preme è sottolineare il fatto che la dimensione sportiva dello Yoaseikan Budo è, nelle intenzioni del suo fondatore, una possibilità aperta a chiunque, a prescindere da età, sesso, ceto. L’aspetto sportivo dello Yoseikan Budo è il risultato in continua evoluzione dello studio tecnico e organizzativo del maestro Mochizuki e dei suoi principali rappresentanti.
Il fine dichiarato della competizione sportiva è riassumibile nei seguenti obiettivi:
- indurre nei praticanti un atteggiamento di rispetto del prossimo e di condivisione esperienziale
- Sviluppare l’iniziativa e la capacità di adattamento
- Incrementare l’autocontrollo, la concentrazione e la pazienza
- Sviluppare la resistenza fisica e mentale.
Dal punto di vista tecnico le competizioni previste dall’organizzazione dello Yoseikan Budo sono assai articolate e prevedono gare a mani nude di atemi, proiezioni e immobilizzazioni, lotta a terra, l’uso di armi differenti ( e comunque rivestite di materiale protettivo) e incontri combinati mani nude-armi.
Mediante la pratica sportiva l’individuo ha l’occasione di sviluppare importanti aspetti della propria crescita umana e marziale:
- incontrare persone che ne condividono la passione e il desiderio di confronto
- verificare il proprio livello tecnico
- sviluppare concetti quali il timing, la strategia la distanza
- contribuire alla continua sperimentazione di regolamenti e aspetti organizzativi, al fine di rendere le competizioni sportive sempre più stimolanti, rispettose dell’integrità fisica dei partecipanti e in grado di conseguire gli obiettivi prima elencati.
Si può a questo punto comprendere il senso della premessa introduttiva: la pratica sportiva, così come l’allenamento più tradizionale, non sono relegabili ad attività fini a se stesse, ma dovrebbero trarre legittimazione anche e soprattutto in funzione dello sviluppo completo della persona sia dal punto di vista fisico che mentale, della sua capacità relazionale e dei suoi potenziali contributi ad una società più armonica ed equilibrata.